Parrocchia San Giovanni Battista
La chiesa di S. Giovanni Battista in Castiglione della Pescaia
L'attuale chiesa di S. Giovanni Battista, situata nel cuore del borgo medievale di Castiglione della Pescaia, ha strutture architettoniche risalenti ai secoli XIII- XIV- XV. Ricavata da un'antica armeria della guarnigione pisana che dominò sul territorio fino alla fine del XIV secolo.
Una Ecclesiam Sancti Iohannis in Piscaria, da documenti, risulta nominata, per la prima volta, nell'anno 1051, quando Enrico III la concesse, insieme ad altri beni, all'Abbazia di Sant'Antimo in Siena, segno che tale Monastero esercitava la propria giurisdizione anche nell'attuale zona di Castiglione.
A partire dal XII secolo la posizione della chiesa di S. Giovanni Battista diviene più complessa: da un lato, infatti, l'Abbazia di S. Antimo continua ad estendervi la propria giurisdizione, dall'altro anche la diocesi di Grosseto rivendica qualche diritto su questo ente.
E' un fatto, comunque che, a partire dal 1291, la cura della chiesa di San Giovanni Battista è affidata ai Monaci Guglielmiti. Sono questi, monaci appartenenti ad un ordine eremitico, sorto nei primi decenni del 1100, proprio nel territorio di Castiglione, in maniera quasi estemporanea. Infatti, un certo Guglielmo, duca di Aquitania e valente cavaliere di nobili casati, dopo una profonda crisi religiosa che lo aveva portato ad abbandonare gli agi di corte e il potere acquisito, in viaggio in Europa nei luoghi della fede, si avvicina all'Etruria, fermandosi in una collina solitaria ed aspra, il Monte Pruno, presso il Castello di Buriano. Qui, una famiglia castiglionesi timorata di Dio, lo ospita presso di sé, fin quando, diffusasi repentinamente la sua fama di asceta e penitente, molti uomini e donne gli si avvicinarono per ricevere da lui consigli ed aiuto.
Guglielmo, allora, sente il bisogno di ritirarsi in solitudine presso un bosco incolto e selvaggio, nella valle di Rodi, chiamato Malavalle. E' in questo luogo che lo raggiunge il primo compagno e biografo Alberto e, con il tempo, molti altri giovani gli si avvicinarono alla ricerca di una vita di povertà, di preghiera e di penitenza. Guglielmo muore nel 1156 e da lui nasce l'Ordine religioso dei Guglielmiti che, nel tempo, è stato assorbito all'interno degli Agostiniani.
Papa Niccolò IV avrebbe voluto che i Guglielmiti abbandonassero Malavalle per collocare la loro dimora presso la chiesa di S. Giovanni Battista, ma questo non avverrà mai, nonostante che fino al XVI secolo, l'Ordine monacale rimanga il custode della chiesa.
Da armeria a chiesa
La chiesa di San Giovanni Battista, che i castiglionesi chiamano affettuosamente la "Chiesona", ha conservato nel tempo tratti architettonici tipici della sua originaria funzione militare. Segno evidente di ciò è stato, per vari secoli, l'antico tetto a capriate, che era appoggiato al camminamento di ronda delle mura. Il campanile venne, a sua volta, ricavato da uno degli undici torrioni della cinta muraria che, mediante l'intervento architettonico di Lorenzo Porciatti, nel corso del XX secolo, assunse la forma attualmente visibile, di stile neogotico.
Nei primi anni del '600, le disastrose condizioni nelle quali la chiesa venne a trovarsi, resero necessario un intervento di risanamento e di restauro per il quale occorsero 500 scudi presi in prestito dal Monte di Pietà di Firenze. La chiesa ha mantenuto inalterate fino ad oggi le sue dimensioni perimetrali di 10 per 24, ma evidenti elementi architettonici rilevano la presenza originaria di due portali d'ingresso di stile senese, posti lungo la fiancata laterale non addossata alle mura. Oggi esiste un solo portale d'ingresso sormontato da una lastra marmorea di interesse storico.
Presumibilmente, inoltre, la facciata doveva avere una finestra centrale alla quale corrispondeva internamente un altare
La chiesa oggi
Nel corso degli ultimi venti anni del '900 sono intervenute una serie di trasformazioni, determinate soprattutto da interventi di consolidamento. Il primo grande intervento venne effettuato nel 1977 con il rifacimento del pavimento e la modifica dell'altare secondo i canoni dettati dal Concilio Vaticano II. Fu provvista inoltre delle attuali stazioni della "Via Crucis", dono di una terziaria francescana della parrocchia e fatte fare a Firenze.
A questo primo ingente restauro seguì il radicale rifacimento del tetto, occasionato dalla caduta di un fulmine su di esso, il 15 gennaio 1987.
Negli anni '90, furono commissionate le vetrate raffiguranti S. Francesco e S. Chiara d'Assisi e S. Guglielmo di Malavalle
L'interno della chiesa
Dopo la profonda opera di restauro, l'interno della chiesa risulta ripristinato, soprattutto per la volontà di riportare l'edificio di culto al suo degno splendore. Meritano di essere evidenziati, in primo luogo, i muri perimetrali interni riportati all'originaria cromatura, con otto lesene dipinte in tracciato grafico. D'interesse artistico sono i due altari laterali settecenteschi e la Mensa dell'Altar Maggiore. L'altare di destra è dedicato ai santi Guglielmo e Petronilla e conserva alcune ossa del santo patrono in un prezioso reliquiario d'argento del XVII secolo. Di particolare significato è il dipinto collocato sotto l'altare di S. Guglielmo, attribuito ad autore ignoto del '600, ispirato alla via del santo anacoreta. Di fronte all'Altar Maggiore sono stati inseriti due amboni lignei con putti, ad opera di A. Mazzanti. Nella parete antistante il portale d'ingresso è stato riportato alla sua primaria ubicazione, nella piccola abside, il Battistero. La vasca marmorea può essere riferita al 1500. La copertura lignea a tempietto si suppone coeva al marmo. E' interessante rilevare l'intenzione dei sacerdoti di valorizzare, anche architettonicamente, il significato profondo del Sacramento del Battesimo mediante la realizzazione di due scalini in pietra serena, che stanno a rappresentare il cammino di catabasi (peccato) e di anabasi (rinascita a nuova vita) che idealmente il catecumeno compie con questo segno sacramentale. Il Battistero è sovrastato da un crocifisso ligneo di forma neogotica realizzata, secondo gli stilemi della tradizioni, da parte di Anna Mazzanti Cerruti. L'occasione si è presentata attraverso l'osservazione di una croce polilobata, rinvenuta nella vecchia sacrestia e risalente probabilmente alla prima metà del ventesimo secolo. La croce, presumibilmente di uso processionale, era stata rozzamente colorata a smalto negli anni ottanta. Il legno è stato accuratamente ripulito nella speranza di trovare sotto la crosta di colore un'immagine. Purtroppo, si è dovuto constatare l'assenza totale di un dipinto. In fondo alla chiesa, pregevole opera lignea è la Cantoria, databile XIII secolo e riportata alla sua originaria fattura (così come i tre altari ed il portale d'ingresso) attraverso un'accurata opera di restauro da parte di Mauro Borioni. Nella parete posta dietro l'altare maggiore è stato collocato il trittico "Ecce Agnus Dei" opera di Arnaldo Mazzanti. La pala centrale rappresenta la visione di Giovanni Battista nel Quarto Vangelo. Una sintetica visione che racchiude il dramma perenne dell'umanità (la morte) insieme con il mistero pasquale di Cristo
La parrocchia oggi
San Giovanni Battista è la Chiesa madre della parrocchia di Castiglione della Pescaia. La sua pastorale è stata affidata dal 1969 al 2000 ai Frati Minori Cappuccini toscani e da quel anno ad oggi al clero diocesano. Nel territorio parrocchiale sono presenti altre due chiese: la chiesa di Santa Maria del Giglio, luogo di culto pieno di fascino, collocata anch'essa nel borgo medievale. Il tempio mariano, per i castiglionesi la "Chiesina", fu ricavato nel sito di alloggio del corpo di guardia preposto al controllo della porta delle mura. Nella seconda metà del '700 vi è stata ubicata la chiesa di stile neoclassico. All'interno, sopra l'altare, possiamo ammirare la tela sei-settecentesca con la figura della Vergine e Bambino. Il fiore (che fino all'opera di restauro alla fine del '900 da parte della Soprintendenza era dipinto in mano alla vergine) ricordava il mazzo di gigli che, dopo le feste mariane del 1773, vennero chiusi in un armadio con il quadro. La leggenda vuole che, l'anno successivo, riaperte le ante, i gigli fossero trovati ancora freschi. Nella parte bassa del paese, in località Paduline, sorge la chiesa di Santa Maria Goretti. La costruzione, al tempo della sua edificazione (1968), fece parlare molto di sé perché rompeva gli schemi consueti delle abitudini visive. L'edificio fu progettato dall'arch. C. Boccianti e vuole rappresentare la barca di Pietro in cammino, sotto strutture metalliche che a mo' di cantiere, allegoria di una realtà, la Chiesa, sempre in divenire. La pianta è ellittica. Interessanti sono la Statua Bronzea raffigurante la Santa a cui è intitolata la Chiesa, morta in giovane età per rimanere coerente con la propria fede, traslata, nel 1998 dalla parete dietro l'altare all'atrio d'ingresso dell'edificio sacro. Il Battistero, lungo il muro perimetrale sinistro, le vetrate realizzate nel 1994, simboleggianti la creazione, l'Annunciazione e i sette Sacramenti. Negli anni settanta-ottanta sono state realizzate da G. Bigazzi la statua lignea di S. Guglielmo, collocata in una nicchia all'interno della chiesa, le formelle raffiguranti i quattro evangelisti e il leggio dell' Ambone
Giovanni stava là con due discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù
che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!".
E i due discepoli, sentendolo parlare così seguirono Gesù.
E i due discepoli, sentendolo parlare così seguirono Gesù.

